|
L'ESPLOSIONE
DI UN ORDIGNO NUCLEARE
L'esplosione di un ordigno nucleare, sviluppando temperature di decine
di milioni di gradi, produce nell'aria una sfera di fuoco che, come
un piccolo Sole, emette radiazioni luminose e termiche che viaggiano
alla velocità della luce. La sfera di fuoco della bomba di 1
megatone (1 Mton), alla quale mi riferirò, che esplodesse in
aria, apparirebbe a 100 Km molte volta più luminosa del sole
medesimo.
L'enorme aumento di pressione prodotto dall'esplosione genera un'onda
d'urto che viaggia a velocità un poco superiore a quella del
suono (circa 500 m/s).
Se l'esplosione avviene in aria a piccola quota (ad esempio: 600 m),
l'onda d'urto viene riflessa dal suolo dopo aver provocato un cratere
profondo 80 m e largo 700 m.
Qualche secondo dopo l'esplosione, il gas caldissimo contenuto nella
sfera o palla di fuoco acquista una velocità ascensionale risucchiando
violentemente verso l'alto l'aria ed i detriti circostanti (provocati
dall'esplosione appena avvenuta) assumendo la caratteristica forma a
fungo.
La differenza con un esplosivo tradizionale è presto detta:
ESPLOSIVO CONVENZIONALE, dopo la deflagrazione:
+ Si ha a che fare solo con l'onda d'urto o onda di pressione e, in
misura ridotta, con l'onda di calore
ESPLOSIVO NUCLEARE, dopo la deflagrazione:
+ Si ha a che fare con l'onda d'urto o onda di pressione che impiega
circa il 50% dell'energia.
+ Si ha a che fare con la radiazione termica o onda di calore che impiega
circa il 35% dell'energia.
+ Si ha a che fare con la radioattività o onda radioattiva (fall
out) che impiega circa il 15% dell'energia.
+ Si ha a che fare con il fall out, la ricaduta dopo tempi differenti
di materiale radioattivo sollevato in quota.
ONDA DI PRESSIONE
Gli effetti distruttivi di quest'onda sono strategicamente importanti
soprattutto per il cratere che producono. Questa onda può essere
utilmente usata, ad esempio, per distruggere istallazioni e/o basi missilistiche
situate in silos sotterranei. La distruzione di edifici dipende dalla
loro struttura costruttiva, dalla distanza a cui si trovano e dall'altezza
a cui avviene l'esplosione. In definitiva un'onda di pressione origina
una sovrapressione che si aggiunge alla ordinaria che è di 1Kg
su ogni cm2 di superficie. Una sovrapressione di 0,35 Kg/cm2 è
considerata sufficiente a distruggere la maggior parte degli edifici
e gli ordigni nucleari generano una sovrapressione di 0,35 Kg/cm2 ad
una distanza in Km proporzionale alla radice cubica della loro potenza
esplosiva in chilotoni (1 chilotone = 1000 tonnellate equivalenti di
tritolo). Vediamo degli esempi:
+ Se la bomba è da 1 chilotone (1 Kton) segue che la radice cubica
di 1 è 1 e cioè la distanza di distruzione è di
1 Km.
+ Se la bomba è da 8 Kton segue che la radice cubica di 8 è
2 e cioè la distanza di distruzione è di 2 Km.
+ Se la bomba è da 27 Kton segue che la radice cubica di 27 è
3 e cioè la distanza di distruzione è di 3 Km.
Si può da questi facili conti trarre subito una importante conclusione:
le bombe più grandi distribuiscono la loro potenza distruttiva
in modo molto meno efficace delle più piccole.
L'uomo sopporta sovrapressioni maggiori. Hiroshima e Nagasaki, i due
laboratori da cui si sono apprese molte cose (oltre a quelli in cui
gli USA e l'URSS sperimentavano sulle loro popolazioni), indicano che
per una bomba di circa 20 Kton l'area letale per l'uomo si estende grosso
modo alla zona in cui vi è una sovrapressione di 1 Kg/cm2 . Si
deve comunque tener grandissimo conto che le morti da sovrapressione
sono da addebitarsi all'effetto indiretto: le persone sono scagliate
contro ostacoli fissi oppure sono investite da oggetti in volo.
ONDA DI CALORE
Riferendoci sempre ad un ordigno da 1 Mton nell'atmosfera, l'onda di
calore provoca ustioni di primo grado (eritemi) a distanze di 20 ÷
25 Km, e di secondo grado (bolle con siero e flittene) a 15 ÷
20 Km (ciò nel caso in cui non vi siano schermi tra la sfera
di fuoco ed il corpo). Se la bomba fosse da 20 Mton le ustioni di primo
grado si avrebbero fino a 100 Km e quelle di secondo grado fino a 50
Km. Si deve dire che ustioni di secondo grado estese a circa il 50%
del corpo umano, nelle circostanze associate ad una esplosione nucleare
(che vedremo), sono mortali. La radiazione termica (nel caso di 1 Mton)
è in grado di provocare incendi per un raggio di 15 Km che diventano
30 se la bomba è da 20 Mton. Possono quindi scoppiare incendi
in una zona compresa tra 700 e 2800 Km2 e questi incendi scoppierebbero
simultaneamente. Si salverebbero solo coloro che avessero rifugi profondi
sottoterra ed una scorta di ossigeno per parecchi giorni poiché
la combustione lo consumerebbe praticamente tutto.
Ma vi sono anche effetti indiretti. Ad Hiroshima il 70% delle attrezzature
antincendio andò distrutto nel crollo delle caserme dei pompieri
e l'80% di questi ultimi non si presentò all'appello. Gli incendi
quindi si propagherebbero indisturbati anche perché le strade,
piene di macerie, non sarebbero percorribili. Ad Hiroshima la tempesta
di fuoco durò 6 ore. Si raggiunsero temperature superiori ai
1 000 °C, in grado di fondere vetri e metalli e di incendiare materiali
normalmente indistruttibili.
La tempesta di fuoco, oltre ad incendiare tutto, a scaldare violentemente
tutto e a consumare ossigeno, libera anche gas nocivi. A Dresda, nel
1945, il bombardamento di tipo convenzionale (altro crimine contro l'umanità)
uccise, per effetto dei gas nocivi dovuti alla tempesta di fuoco, più
di 100.000 persone; si salvarono solo coloro che avevano lasciato i
loro rifugi prima della tempesta di fuoco.
ONDA RADIOATTIVA
La radiazione nucleare a, b, g, che si libera immediatamente uccide
in tempi brevi proprorzionalmente all'esposizione alla radiazione. La
morte avviene per tumori e leucemie.
I primi sintomi di irradiazione nucleare sono nausea, vomito e diarrea.
Insorgono poi, nei casi più gravi: emorragie, febbre e stato
generale di collasso. Inoltre, le persone irradiate sono soggette ad
infezioni nel caso di ferite (circostanza molto importante perché,
nel caso di esplosioni nucleari, molte persone sono simultaneamente
irradiate e ferite).
Una dose di radiazione sufficiente ad uccidere fino al 95% della popolazione
si ha in un raggio di poco più di 3 Km se la bomba è da
1 Mton (10 Km per bomba da 20 Mton). A 5 Km (bomba da 1 Mton) e a 15
Km (bomba da 20 Mton) si hanno scarsi effetti radioattivi somatici ma
c'è possibilità che insorgano effetti genetici.
IL FALL OUT
Questo particolare fenomeno radioattivo si fa sentire vario tempo dopo
l'esplosione.
Supponiamo che la bomba esploda al suolo. Una gran massa di terreno
e detriti viene risucchiata dall'esplosione e portata in quota (all'incirca
a 10 Km). I pezzi più grossi ricadono a terra nelle ore o giorni
successivi, l'estensione della zona interessata dipendendo dalle condizioni
meteorologiche. La polvere più minuta sale nella stratosfera
ricadendo solo dopo mesi od anni ed interessando tutta la Terra.
Tutte queste particelle di terreno e detriti sono mescolati a materiali
fortemente radioattivi (gli svariati isotopi) prodotti dall'esplosione.
Inoltre il terreno stesso è diventato radioattivo a seguito della
radiazione neutronica (vai al paragrafo 7 di http://www.fisicamente.net/index-437.htm
) prodotta dall'esplosione.
Se l'esplosione avviene ad alta quota, non si ha praticamente fall out
locale ma solo mondiale. La quantità di fall out locale e mondiale
dipende dalla quota a cui avviene l'esplosione e dalle condizioni meteorologiche.
L'esplosione di 20 Mton, dovuti per metà a fissione, al suolo
potrebbe contaminare una zona di 10.000 Km2, provocando la morte di
ogni umano che non disponga di rifugio schermato.
EFFETTI DELLE RADIAZIONI
Le morti a seguito di esposizione a radiazione dipendono dal tipo di
sorgente radioattiva, dall'intensità della sorgente e dal tempo
di esposizione. Una delle unità in uso è il rem (vedi
http://www.fisicamente.net/index-22.htm).
A scadenza di poche settimane una dose di 600 rem subita durante 6 ÷
7 giorni, porta nel 90% dei casi alla morte. Una dose di 450 rem produce
lo stesso effetto nel 50% dei casi. Una dose di 300 rem nel 10% dei
casi. Sempre alla scadenza suddetta, dosi inferiori a 300 rem producono
nausea e vomito oltre ad una forte debilitazione del sistema immunitario.
Alla scadenza di alcuni anni, invece, anche dosi di soli 50 rem sono
in grado di produrre tumori tra lo 0,5% ed il 2,5% della popolazione
esposta.
Per quel che riguarda gli effetti biologici delle radiazioni, occorre
subito dire che la radiologia non è una scienza molto sviluppata
e molte cose ancora non si conoscono bene e, di conseguenza, sono solo
possibili conclusioni di ordine generale. Tali effetti si distinguono
in somatici e genetici. Gli effetti somatici si osservano nell'individuo
esposto e si esauriscono con lui. Gli effetti genetici si osservano
nelle generazioni future a seguito di alterazioni delle cellule germinali
(o genetiche).
Il danno somatico sembra dovuto ad una rottura del cromosoma che si
trova vicino alla zona d'impatto della radiazione. Una volta divisi
i due monconi del cromosoma, essi hanno le seguenti possibilità:
saldarsi insieme nuovamente (restituzione); attaccarsi a monconi di
altri cromosomi (aberrazione a due rotture); rimanere separati (aberrazione
ad una rottura). Quest'ultima possibilità fa perdere al nucleo
cellulare tutte le informazioni in esso contenute. Gli effetti possono
essere immediati o ritardati. Altro possibile effetto è il rallentamento
o l'arresto della crescita della cellula ad un particolare stadio del
suo ciclo.
Sul danno genetico si sa molto poco. Esso è conseguente ad alterazioni
delle cellule germinali e consiste nella produzione di mutanti, cioè
di individui con alcune informazioni genetiche variate rispetto a quelle
dei genitori. In caso di esplosione tali effetti si farebbero sentire
per svariate generazioni.
|