Il primo passo verso Dio
La preghiera è il primo passo verso Dio.
E rimane il passo decisivo. Specialmente la preghiera a Colei che fu Madre
di Cristo, il nome della quale noi non nominiamo mai.
La devozione a Lei strappa al demonio innumerevoli anime, che il peccato
gli consegnerebbe infallibilmente nelle mani.
Proseguo il racconto consumandomi di ira; è solo perché
devo. Pregare è la cosa più facile che luomo possa
fare sulla terra.
E proprio a questa cosa facilissima Dio ha legato la salvezza di ognuno.
A chi prega con perseveranza Egli a poco a poco dà tanta luce,
lo fortifica in maniera tale che, alla fine anche il peccatore più
impantanato può definitivamente rialzare. Fosse pure ingolfato
nella melma fino al collo.
Negli ultimi tempi della mia vita non ho più pregato come di dovere
e così mi sono privata delle grazie, senza le quali nessuno può
salvarsi.
Qui non riceviamo più nessuna grazia.
Anzi, quandanche le ricevessimo, le rifiuteremmo cinicamente. Tutte
le fluttuazioni dellesistenza terrena sono cessate in questaltra
vita.
Da voi sulla terra luomo può salire dallo stato di peccato
allo stato di Grazia e dalla Grazia cadere nel peccato, spesso per debolezza,
talvolta per malizia.
Con la morte questo salire e scendere finisce, perché ha la sua
radice nella imperfezione delluomo terreno. Ormai abbiamo raggiunto
lo stato finale.
Già col crescere degli anni i cambiamenti divengono più
rari. È vero, fino alla morte si può sempre rivolgersi a
Dio i rivolgergli le spalle. Eppure, quasi trascinato dalla corrente,
luomo, prima del trapasso, con gli ultimi deboli resti della volontà,
si comporta come era abituato in vita.
La consuetudine, buona o cattiva, diviene una seconda natura. Questa lo
trascina con sé
Così avvenne anche a me. Da anni vivevo lontano da Dio. Per questo
nellultima chiamata della Grazia mi risolvetti contro Dio.
Non fu il fatto che peccai spesso a essere fatale per me, ma che non volli
più risorgere.
Tu mi hai ammonito più volte di ascoltare le prediche, di leggere
libri di pietà.
"Non ho tempo", era la mia risposta ordinaria. Non ci mancava
altro per aumentare la mia incertezza interna!
Del resto devo constatare questo: dal momento che la cosa era ormai così
avanzata, poco prima della mia uscita dall' "Associazione delle Giovani",
mi sarebbe riuscito enormemente gravoso mettermi su unaltra via.
Mi sentivo malsicura ed infelice. Ma davanti alla conversione si ergeva
una muraglia.
Tu non devi aver sospettato. Tu te leri rappresentata così
semplice, quando un giorno mi dicesti: "Ma fa una buona confessione,
Anna e tutto è a posto".
Sentivo che sarebbe stato così. Ma il mondo, il demonio, la carne
mi tenevano già troppo saldamente nei loro artigli.
Il Demonio influisce sulle persone
Allinflusso del demonio non credetti mai. E ora attesto che egli
influisce gagliardamente sulle persone che si trovano nella condizione
in cui mi trovavo allora.
Soltanto molte preghiere, di altri e di me stessa, congiunte con sacrifici
e sofferenze, mi avrebbero potuta strappare da lui.
E anche ciò, a poco a poco. Se ci sono pochi ossessi esternamente,
di ossessi internamente ce nè un formicaio. Il demonio non
può rapire la libera volontà a coloro che si danno al suo
influsso. Ma in pena della loro, per dir così, metodica apostasia
da Dio, questi permette che il "maligno" si annidi in essi.
Odio anche il demonio. Eppure egli mi piace, perché cerva di rovinare
voialtri: odio lui e i suoi satelliti, gli spiriti caduti con lui al principio
del tempo.
Essi si contano a milioni. Girovagano per la terra, densi come uno sciame
di moscerini, e voi neanche ve ne accorgete.
Non tocca a noi riprovati di tentarvi; questo è ufficio degli spiriti
decaduti.
Veramente ciò accresce ancor più il tormento ogni volta
che essi trascinano quaggiù allInferno unanima umana.
Ma che cosa non fa lodio?
Benché camminassi per sentieri lontano da Dio, Dio mi seguiva.
Preparavo la via alla Grazia con atti di carità naturale, che compivo
non di rado per inclinazione del mio temperamento.
Talvolta Dio mi attirava in una chiesa. Allora sentivo come una nostalgia.
Quando curavo la mamma malaticcia, nonostante il lavoro dufficio
durante il giorno, e in certo modo mi sacrificavo davvero, questi allettamenti
di Dio agivano potentemente.
Una volta, nella chiesa dellospedale, in cui mi avevi condotta durante
la pausa del mezzogiorno, mi venne qualcosa addosso che sarebbe bastato
un solo passo per la mia conversione: piansi!
Ma poi la gioia del mondo passava di nuovo come un torrente sopra la Grazia.
Il grano soffocava le spine.
Lultimo rifiuto
Con la dichiarazione che la religione è affare di sentimento,
come si diceva sempre in ufficio, cestinai anche questo invito della Grazia
come tutti gli altri.
Una volta tu mi rimproverasti perché invece di una genuflessione
fino a terra, feci appena un informe inchino, piegando il ginocchio. Tu
lo ritenesti un atto di pigrizia. Non sembrasti neppure sospettare che
fin dallora non credevo più nella presenza di Cristo nel
Sacramento.
Ora ci credo, ma solo naturalmente, come si crede in un temporale di cui
scorgono gli effetti.
Intanto mi ero accomodata una religione a modo mio. Sostenevo lopinione,
che da noi in ufficio era comune, che lanima dopo la morte risorga
in un altro essere. In tal modo continuerebbe a pellegrinare senza fine.
Con ciò langosciosa questione dellaldilà era
insieme messa a posto e resa a me innocua.
Perché tu non mi hai ricordato la parabola del ricco epulone e
del povero Lazzaro, in cui il narratore, Cristo, manda, immediatamente
dopo la morte, luomo allInferno e laltro in Paradiso?...
Del resto, che cosa avrei ottenuto? Nulla di più che con gli altri
tuoi discorsi di bigottismo!.
A poco a poco mi creai un Dio; sufficientemente dotato da essere chiamato
Dio; lontano abbastanza da me, da non dover mantenere nessuna relazione
con lui; vago abbastanza da lasciarsi, secondo il bisogno, senza mutar
la mia religione, paragonare a un dio panteistico del mondo, oppure da
lasciarsi poetizzare come un dio solitario. Questo Dio non aveva nessun
Inferno da infliggermi. Lo lasciavo in pace.
In ciò consisteva la mia adorazione per Lui.
Ciò che piace si crede volentieri. Nel corso degli anni mi tenni
abbastanza convinta della mia religione. In questo modo si poteva vivere.
Una cosa soltanto mi avrebbe spezzato la cervice: un lungo, profondo dolore.
E questo dolore non venne!
Comprendi ora cosa vuol dire: "Dio castiga quelli che ama!"?.
Era una domenica di luglio, quando lAssociazione delle Giovani organizzò
una gita a *** stava da poco tempo sullaltare del mio cuore. Laitante
Max N... del negozio attiguo. Poco tempo prima avevamo scherzato assieme
più volte.
Appunto per quella domenica egli mi aveva invitata ad una gita. Quella
con cui andava di solito, giaceva malata allospedale.
Egli aveva ben capito che gli avevo messo gli occhi addosso. Sposarlo
non ci pensavo allora. Era bensì agiato, ma si comportava troppo
gentilmente con tutte le ragazze. E fino a quel tempo, volevo un uomo
che appartenesse unicamente a me. Non solo essere moglie, ma moglie unica.
Un certo galateo naturale, infatti lebbi sempre.
Nella sua accennata gita Max si profuse in gentilezze.... Eh! Già,
non si tennero mica delle conversazioni pretesche come fra voialtre!
Dio "pesa" con Precisione
Il giorno seguente, in ufficio, tu mi facesti dei rimproveri, perché
non ero venuta con voi a ***. Ti descrissi il mio divertimento di quella
domenica.
La tua prima domanda fu: "Sei stata alla Messa?". Sciocchina!
Come potevo, dato che la partenza era già fissata per le sei?!
Sai ancora come eccitata aggiunsi: "Il buon Dio non ha una mentalità
così piccina come i vostri pretacci!".
Ora devo confessare: Dio, nonostante la sua infinita bontà, pesa
le cose con maggior precisione che tutti i preti.
Dopo quella giornata con Max, venni ancora una volta nellAssociazione:
a Natale, per la celebrazione della festa. Cera qualcosa che mi
allettava a tornare.
Ma internamente mi ero già allontanata da voialtre.
Cinema, ballo, gite si avvicendavano senza tregua. Noi bisticciavamo alcune
volte, ma seppi incatenarlo di nuovo a me.
Molestissima mi riuscì laltra amante, che tornata dallospedale
si comportò come unossessa. Veramente per mia fortuna: poiché
la mia nobile calma fece potente impressione su Max, che finì col
decidere che fossi la preferita.
Avevo saputo rendergliela odiosa, parlando freddamente: allesterno
positiva, nellinterno vomitando veleno. Tali sentimenti e tale contegno
preparano eccellentemente per lInferno. Sono diabolici nel più
stretto senso della parola.
Perché ti racconto ciò? Per riferire come mi staccai definitivamente
da Dio.
Non già del resto, che tra me e Max si fosse arrivati fino agli
estremi della famigliarità. Comprendevo che mi sarei abbassata
ai suoi occhi, se mi fossi lasciata andare del tutto, prima del tempo;
perciò mi seppi trattenere.
Ma in sé, ogni volta che lo ritenevo utile, ero sempre pronta a
tutto. Dovevo conquistare Max. A tale scopo nulla era troppo caro. Inoltre,
a poco a poco, ci amavamo possedendo ambedue non poche preziose qualità,
che ci facevano stimare vicendevolmente. Ero abile, capace, di piacevole
compagnia. Così mi tenni saldamente in mano Max e riuscii, almeno
negli ultimi mesi prima del matrimonio, a essere lunica a possederlo.
"Mi ritenevo Cattolica..."
In ciò consistette la mia apostasia a Dio: elevare una creatura
a mio idolo. In nessuna cosa può avvenir questo, in modo che abbracci
tutto, come nellamore di una persona dellaltro sesso, quando
questamore rimane arenato nelle soddisfazioni terrene.
È questo che forma la sua attrattiva, il suo stimolo e il suo veleno.
L "adorazione", che tributavo a me stessa nella persona
di Max, divenne per me religione vissuta.
Era il tempo in cui in ufficio mi scagliavo velenosa contro i chiesaioli,
i preti, le indulgenze, il biascichio dei rosari e simili sciocchezze.
Tu hai cercato, più o meno argutamente, di prendere le difese di
tali cose. Apparentemente senza, senza sospettare che nel più intimo
di me non si trattava in verità, di queste cose, cercavo piuttosto
un sostegno contro la mia coscienza, allora avevo bisogno di un tale sostegno,
per giustificare anche con la ragione la mia apostasia.
In fondo in fondo, mi rivoltavo contro Dio. Tu non lo comprendesti; mi
ritenevo ancora cattolica. Volevo anzi essere chiamata così; pagavo
perfino le tasse ecclesiastiche. Una certa "contro assicurazione",
pensavo, non poteva nuocere.
Le tue risposte può darsi alle volte abbiano colpito nel segno.
Su di me non facevano presa, perché tu non dovevi avere ragione.
A causa di queste relazioni falsate fra noi due, fu meschino il dolore
del nostro distacco, allorché ci separammo in occasione del mio
matrimonio.
Prima dello sposalizio mi confessai e comunicai ancora una volta. Era
prescritto. Max e me la pensavamo ugualmente. Perché non avremmo
dovuto compiere questa formalità? Anche noi la compimmo come le
altre formalità.
Voi chiamate indegna una tale Comunione. Ebbene dopo quella Comunione
"indegna" ebbi più calma nella coscienza. Del resto fu
anche lultima.
La nostra vita coniugale trascorreva, in genere, quanto mai in grande
armonia. Su tutti i punti di vista noi eravamo dello stesso parere.. Anche
in questo: che non volevamo addossarci il peso dei figli. Veramente mio
marito ne avrebbe volentieri avuto uno; non di più, si capisce.
Alla fine seppi distoglierlo anche da questo desiderio.
Vesti, mobili di lusso, ritrovi da thè, gite e viaggi in auto e
simili distrazioni mi importavano di più.
Fu un anno di piacere sulla terra quello trascorso tra il mio sposalizio
e la mia repentina morte.
Ogni domenica andavamo fuori in auto, oppure facevamo visite ai parenti
di mio marito. Essi galleggiavano alla superficie dellesistenza,
né più né meno di noi.
Internamente, si capisce, non mi sentii mai felice, per quanto esternamente
ridessi.
Cera sempre dentro di me qualche cosa dindeterminato, che
mi rodeva. Avrei voluto che dopo la morte, la quale naturalmente doveva
essere ancora molto lontana, tutto fosse finito.
Ma è proprio così, come un giorno, da bambina, sentii dire
in una predica: che Dio premia ogni opera buona che uno compie e, quando
non la potrà ricompensare nellaltra vita, lo farà
sulla terra.
Inaspettatamente ebbi uneredità dalla zia Lotte. A mio marito
riuscì felicemente di portare il suo stipendio a una cifra notevole.
Così potei sistemare la nuova abitazione in modo attraente.
La religione non mandava più che da lontano la sua voce, scialba,
debole ed incerta.
I caffè della città, gli alberghi, in cui andavamo durante
i viaggi, non ci portavano certamente a Dio.
Tutti coloro che frequentavano quei luoghi, vivevano, come noi, dallesterno
allinterno, non dallinterno allesterno.
Se nei viaggi delle ferie visitavamo qualche chiesa, cercavamo di ricrearci
nel contenuto artistico delle opere. Lalito religioso che spiravano,
specialmente quelle medioevali, sapevo neutralizzarlo col criticare qualche
circostanza accessoria: un frate converso impicciato o vestito in modo
non pulito, che faceva da cicerone; lo scandalo che dei monaci, i quali
volevano passare per pii, vendessero liquori; leterno scampanio
per le sacre funzioni, mentre non si tratta che di far soldi...
Il Fuoco dellInferno
Così seppi continuamente scacciare da me la Grazia ogni volta
che bussava.
Lasciavo libero sfogo al mio malumore in modo particolare su certe rappresentazioni
medievali dellInferno nei cimiteri o altrove, nelle quali il demonio
arrostisce le anime in braghe rosse e incandescenti, mentre i suoi compagni,
dalle lunghe code, gli trascinano nuove vittime. Clara! LInferno
si può sbagliare a disegnarlo, ma non si esagera mai!
Il fuoco dellInferno l ho sempre preso di mira in modo speciale.
Tu lo sai come durante un alterco, in proposito, ti tenni una volta il
fiammifero sotto il naso e ti dissi con sarcasmo: "Ha questo odore?".
Tu spegnesti in fretta la fiamma. Qui non la spegne nessuno. Ti dico:
il fuoco di cui si parla nella Bibbia, non significa, tormento della coscienza.
Fuoco è fuoco!
È da intendersi letteralmente ciò che ha detto Lui: "Via
da me, maledetti, nel fuoco eterno!". Letteralmente.
"Come può lo spirito essere toccato da fuoco materiale",
domanderai. Come può lanima
tua soffrire sulla terra quando ti metti il dito sulla fiamma? Difatti
non brucia lanima; eppure che tormento ne prova lindividuo!
In modo analogo noi qui siamo legati spiritualmente al fuoco, secondo
la nostra natura e secondo le nostre facoltà. Lanima nostra
è priva del suo naturale battito dala, noi non possiamo pensare
ciò che vogliamo né come vogliamo.
Non meravigliarti di queste mie parole.
Questo stato, che a voialtri non dice nulla mi riarde senza consumarmi.
Il nostro maggior tormento consiste nel sapere con certezza che noi non
vedremo mai Dio.
Come può questo tormentare tanto, dal momento che uno sulla terra
rimane così indifferente?
Fintanto che il coltello giace sulla tavola, ti lascia fredda. Si vede
quanto è affilato, ma non lo si prova. Immergi il coltello nella
carne e ti metterai a gridare dal dolore.
Adesso noi sentiamo la perdita di Dio, prima la pensavamo soltanto.
Non tutte le anime soffrono in misura uguale.
Con questa maggior cattiveria e quanto più sistematicamente uno
ha peccato, tanto più grave pesa su di lui la perdita di Dio e
tanto più lo soffoca la creatura di cui ha abusato.
I cattolici dannati soffrono di più che quelli di altre religioni,
perché essi per lo più ricevettero e calpestarono più
grazie e più luce.
(Articoli apparsi sul mensile "Il Segno del Soprannaturale"
e gentilmente concessi dall'autore)
|