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5) Errori sullinferno.
Lungo il corso dei secoli nella storia del cristianesimo diversi sono
stati gli errori sullInferno. Praticamente sono i seguenti:
1 -lInferno non esiste;
2 - lInferno esiste, ma non è eterno;
4 - lInferno dura per un periodo di tempo e poi, presto o tardi,
i dannati si riconciliano con Dio e vanno in Paradiso;
5 -lInferno non ha le pene del fuoco;
6 -lInferno esiste ma nessuno vi andrà, perché infinita
è la misericordia di Dio.
Noi conosciamo lesistenza dellInferno e la sua natura non
per esperienza scientifica, ma per la rivelazione di N.S. Gesù
Cristo, interpretata autenticamente dal Magistero infallibile della Chiesa.
Ora chi ha autorizzato coloro che smentiscono linsegnamento di Gesù
Cristo e della Chiesa, ed insegnano arbitrariamente i suddetti errori?
Da chi hanno ricevuto rivelazioni se né i sensi né la ragione
ci possono dire qualche cosa in proposito? I ricordati errori inoltre
possono essere combattuti con argomenti ricavati dalla rivelazione di
N.S. Gesù Cristo e dallinsegnamento infallibile della Chiesa.
Consideriamoli:
1 - Linferno non esiste.
Risposta: Dobbiamo dire che ciò è falso, perché innumerevoli
frasi pronunciate da Gesù Cristo, come si è visto sopra,
affermano lesistenza dellInferno e ne determinano la natura.
Il negare lesistenza dellInferno o mutare la sua natura significa
non credere alla divinità di Gesù Cristo. 2 - Linferno
esiste, ma non è eterno.
Risposta: Affermare questo significa falsificare la dottrina di Gesù
Cristo, che più volte, come sopra detto, ha affermato categoricamente
leternità dellInferno. Verità che anche la Chiesa
ha sempre insegnato.
3-lInferno incomincerà solo dopo il giudizio universto, significa
far bugiardo Gesù Cristo, perché poche verità rivelate
da Lui, risultano così chiare almeno nella sua esistenza
come la verità dell Inferno.
Qualcuno osserva che la parola «eterno» è solo in rapporto
al «nostro» tempo ma non può essere riferito a quello
«dopo» la nostra morte quando esso cesserà per dar
luogo alleternità.
Ma a tale proposito sappiamo che gli insegnamenti di Gesù, datici
per questa vita sono sempre in funzione dellaltra e che dobbiamo
usarli per laltra come li comprendiamo in questa anche se non sappiamo
spiegarne il modo.
3 - LInferno incomincerà solo dopo il giudizio universale.
Risposta: Anche questo non risponde a verità, perché sia
la Sacra Scrittura che la Chiesa insegnano che i Inferno incomincia
subito dopo la morte corporale.
Nella parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro lEvangelista
Luca afferma: «Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell
Inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo
e Lazzaro accanto a lui» (Lc. 16,22-23).
Come si vede si parla della discesa allInferno subito dopo la morte.
E S. Paolo insegna: «Sappiamo infatti che quando verrà disfatto
questo corpo (dopo la morte), nostra abitazione sulla terra, riceveremo
unabitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di
uomo, nei cieli (per i salvati e nellInferno per i dannati)»
(2Cor. 5,1).
Il Redentore morente dice al ladrone pentito:
«Oggi sarai con me in Paradiso» (Lc. 23,43).
E S. Giuda afferma: «Così Sodoma e Gomorra e le città
vicine, che si sono abbandonate allimpudicizia allo stesso modo
e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo
le pene di un fuoco eterno» (Gd., 7).
Benedetto XII, nella sua Costituzione Dogmatica «Benedictus Deus»,
pubblicata nel 1336, dichiara:
«Definiamo inoltre che, secondo la disposizione generale di Dio,
le anime di coloro che muoiono colpevoli di peccato mortale, subito dopo
la morte discendono allInferno, per subirvi le pene infernali»
(Denz. 531).
Anche il Concilio di Firenze (1439-1445) nel Decreto per i Greci ci dice
la stessa cosa (cfr. Denz. 693).
4 - Linferno dura per un periodo di tempo e poi, presto o tardi,
i dannati si riconciliano con Dio e vanno in Paradiso.
Risposta: Questa dottrina è del tutto falsa e completamente inventata,
perché non trova nessun fondamento né nella Sacra Scrittura
né nel Magistero della Chiesa. Bisogna inoltre tener presente che
il dannato, pur conservando la sua libertà dopo la morte, non potrà
piu né meritare né demeritare, per cui conserverà
per sempre lo stato di peccato mortale che conservava al momento della
morte, perciò, durando per sempre lo stato di colpa, durerà
per sempre anche lo stato di pena.
LEvangelista Giovanni infatti ci dice: «Dobbiamo compiere
le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno (finché
siamo in vita); poi viene la notte (la morte), quando nessuno può
più operare» (Gv. 9,4).
E S. Paolo insegna: «Ciascuno riceverà la sua retribuzione
secondo il bene o il male che avrà fatto quando aveva il corpo»
(2Cor. 5,10). E ancora egli esorta a fare il bene «finché
abbiamo il tempo» (GaI. 6,10).
Infine poi lApocalisse ricorda: «Sii fedele fino alla morte
e ti darò la corona della vita» (Ap. 2, 10).
5 - Linferno non ha le pene del fuoco.
Risposta: Il Signore, parlando dellInferno nomina spesso il fuoco,
come si è visto nelle espressioni sopra ricordate, e perciò
non possiamo negare che nellInferno esista il fuoco, pur non conoscendone
la natura.
6 - Linferno esiste, ma nessuno vi andrà, perché infinita
è la misericordia di Dio, il quale vuole che tutti gli uomini siano
salvi. Risposta: Bisogna proprio dire che questa è uninvenzione
diabolica e al di fuori di ogni logica.
Se fosse davvero così, perché Dio ha creato lInferno?
(oltre che per i demoni anche per gli uomini?).
Se tutti si salveranno, quale significato ha evitare il male e fare tanti
sacrifici per conservarsi buoni, se poi sia i buoni che i cattivi si salveranno?
E se si è sicuri di andare in Paradiso, perché sia 5. Pietro
che 5. Paolo hanno insegnato: «E poiché invocate come Padre
colui che giudica secondo le opere di ognuno, senza preferenze di persone,
comportatevi con timore durante il tempo del vostro pellegrinaggio»
(lPt. 1,17)? e «Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore»
(Fil. 2,12)?
Perché S. Paolo ha affermato: «Le opere della carne sono
ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria,
inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie,
ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come
già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di
Dio» (Gal. 5, 19-2 1)?
«La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che
vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza
di Dio» (1Cor. 1,18)?
«Oh, non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio?
Non illudetevi: né gli immorali, né gli idolatri, né
gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né
i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né i maldicenti,
né i rapaci erediteranno il regno di Dio» (1Cor. 6,9- 10)?
E S. Giuda ha detto: «Così Sodoma e Gomorra e le città
vicine, che si sono abbandonate allimpudicizia allo stesso modo
e sono andate dietro ai vizi contro natura, stanno come esempio subendo
le pene di un fuoco eterno» (Gd. 7)?
E se nessuno andrà allinferno, quale significato hanno le
espressioni di Gesù: «Entrate per la porta stretta, perché
larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione,
e molti sno quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta
e angusta la via che conduce alla vita e pochi sono quelli che la trovano»(Mt.
7, 13-14)?
E quella di S. Paolo ai Corinti: «Noi siamo, infatti, per Dio, il
profumo di Cristo e per quelli che si salvano e per quelli che si perdono...»
(2Cor. 2, 15)?
E quella ancora di S. Paolo ai Corinti: «Che se il vostro Vangelo
rimane velato, lo è per quelli che perdono, per gli increduli,...»
(2Cor. 4, 3-4)?
E se nessuno andrà allInferno non hanno senso le parole di
Gesù nella parabola del ricco epulone e Lazzaro: «Stando
nellInferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide da lontano
Abramo e Lazzaro accanto a lui» (Lc. 16, 22-23); e le parole di
Gesù alla me del giudizio universale: «Andate via da me,
maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli»
(Mt. 25,41). A chi Gesù dirà queste parole, se nessuno andrà
allInferno? E continua ancora lEvangelista: «E costoro
andranno al supplizio eterno...» (Mt. 25,46). Dio vuole che tutti
gli uomini siano salvi (cfr. lTm. 2,4); non solo, ma dà a tutti
la grazia sufficiente perché possano salvarsi. Però Dio
non vuole salvare nessuno per forza: vuole la libera cooperazione di ciascuno.
È proprio vero quel che dice S. Agostino:
«Quel Dio che ha creato te senza dite, non può salvare te
senza di te». E questo perché Dio ha creato luomo libero
e perciò responsabile, per cui la negazione dellinferno implica
anche lassurda negazione della libertà umana, oltre che della
giustizia di Dio.
Dio invece è infinitamente giusto e infinitamente misericordioso;
ma Dio usa la sua infinita misericordia finché siamo in vita, finché
cioè siamo in grado di meritare o demeritare; dopo la morte, quando
non potremo né meritare né demeritare Dio sarà soprattutto
giusto e saprà giudicarci con somma equità.
Difficile è armonizzare il dogma della infinita giustizia di Dio
con quello della sua infinita misericordia. Se la ragione umana trova
difficoltà nel conciliare le due verità non è lecito
armonizzarle eliminandone una (la più sgradita naturalmente), perché
in questa maniera non si risolvono i problemi.
Concludendo dobbiamo affermare che la dura realtà dellInferno
è una verità dogmatica che, o accettiamo per la fede illimitata
che abbiamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, o non la potremo accettare
e allora la considereremo come una favoletta che si racconta ai bambini
cattivi. E vera e grande sapienza meditare spesso sul fine per cui siamo
in questo mondo. Esso è la salvezza dellanima e cioè
il raggiungimento del Regno dei Cieli, il possesso di Dio in Paradiso.
Lo scopo per il quale Dio ci concede gli anni della nostra vita presente
è solo questo. Poveri noi se non arriveremo a conquistare questa
vetta!
Le possibilità sono due o la salvezza dellanima, o leterna
dannazione; o il Paradiso o linferno; o il possesso eterno di Dio
o la sua eterna privazione.
Non conosciamo con esattezza in che cosa consista la sofferenza dellInferno
e la felicità del Paradiso, ma la maggior parte dei teologi insegna
che la visione e il possesso cli Dio siano la causa della nostra felicità
e la loro privazione leterna infelicità. Ciò in qualche
modo si può anche spiegare.
Come il pesce è fatto per lacqua e luomo per laria,
e luno e laltro non possono vivere senza questi due elementi,
così luomo nellaltra vita (come anche in questa) è
fatto per Iddio. Il cuore delluomo è inquieto e non può
trovare pace finché non riposa in Dio. Luomo pertanto nellaltra
vita troverà nel possesso di Dio o nella sua privazione la sua
felicità o linfelicità eterna.
Premesse tali considerazioni, nella nostra vita terrena dobbiamo sempre
costantemente tenere di mira il Paradiso da conquistare e i Inferno
da evitare. Il timore dellInferno ci spinge ad abbandonare le vie
del peccato per seguire quelle della grazia.
E certamente meglio andare a Gesù Cristo per la via dellamore,
tuttavia anche il timore dellInferno può condurre allamore.
Talvolta il timore del castigo eterno può tenerci lontano dal peccato
mortale; questo valeva una volta e vale anche ai nostri giorni, poiché
la natura umana, in fondo, è sempre uguale.
Ricordiamo che linferno è una delle più importanti
verità della nostra fede. Impostiamo, pertanto, tutto il nostro
vivere per evitare questa terribile realtà, perché se alla
fine dei nostri giorni non saremo riusciti ad evitarla, avremmo sbagliato
tutto nella vita e per sempre.
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