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L'INFERNO
«Andate via da me,maledetti, nel fuoco eterno...»(Mt.
25,41)
Terribili sono queste parole che il Figlio delluomo, Gesù
Cristo, pronuncerà nel giudizio universale a coloro che sono morti
privi della grazia di Dio e che, perciò, non hanno raggiunto la
salvezza eterna. Sono espressioni che dovrebbero farci riflettere seriamente,
perché un giorno tale condanna potrebbe essere rivolta anche a
noi.
Fermiamoci, pertanto, a meditare su questa grande verità della
nostra santa Fede, lInferno, memori anche dellesortazione
dello Spirito Santo: «In tutte le tue opere ricordati della tua
fine e non cadrai mai nel peccato» (Sir. 7,40); e di quanto insegnano
i Santi: è meglio discendere nell Inferno durante la vita
piuttosto che doverci andare dopo la morte (C.C.C. 1033-1037).
1) Esiste linferno?
Cerchiamo di esaminare questa verità nella sua realtà,
spogliandola da tutto quello che può essere frutto della fantasia
degli uomini nei secoli. È una verità che non possiamo costatare
con i nostri sensi, e conosciamo solo per la rivelazione. Dobbiamo, perciò,
rimanere aderenti alla rivelazione di N.S. Gesù Cristo, interpretata
dal Magistero infallibile della Chiesa.
La ragione non sa dirci proprio niente dellInferno, però,
considerando la nostra natura umana, per deduzione, si può arrivare
ad ammettere, dopo la morte, lesistenza di unaltra vita con
un premio o un castigo.
Nelluomo, infatti, esiste, di certe verità, inerenti alla
vita umana, il senso comune. Noi tutti, per esempio, riconosciamo una
distinzione tra il bene e il male e sentiamo una voce nella coscienza
che ci proibisce certe azioni cattive, il rimorso e il bisogno di riparare
dopo averle compiute. Tali realtà non si possono negare.
Che cosa gioverebbe allora fare il bene ed evitare il male se dopo la
morte tutto finisse e non ci fosse in unaltra vita un premio o un
castigo? Si dovrebbe mettere sullo stesso piano, per esempio, il santo
e il delinquente, la buona madre di famigiia e la donna di strada. La
nostra ragione davanti a simili tragiche conseguenze si ribella, se non
si ammette, dopo la morte, lesistenza di unaltra vita con
un premio o un castigo.
Ma la certezza dellesistenza dellInferno trova il suo sicuro
fondamento solo sulle parole di Gesù Cristo.
2) Che cosè linferno?
Prima di tutto si deve precisare che alla parola Inferno nella Sacra
Scrittura corrispondono i seguenti termini: Ade, Tartaro, Sheol, Geenna,
perdizione e morte.
Per definire la terribile realtà dellInferno dobbiamo attenerci,
come sopra detto, a quanto ci ha insegnato Gesù Cristo, interpretato
dal Magistero infallibile della Chiesa.
La definizione dellInferno, pertanto, si potrà ricavare dallesame
degli insegnamenti del Signore, e precisamente dalle espressioni da Lui
pronunciate sullInferno:
«Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il
diavolo e per gli angeli suoi» (Mt.25,41).
«Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna
della Geenna?» (Mt. 23,33).
«Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te
entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco
inestinguibile. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio
per te entrare nella vita zoppo, che essere gettato con due piedi nella
Geenna. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te
entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due
occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue»
(Mc. 9,43-48).
«Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà
il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile»
(Mt. 3,12).
«Il Figlio delluomo manderà i suoi angeli, i quali
raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori
di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà
pianto e stridor di denti» (Mt. 13, 41-42).
«Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli
e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente,
dove sarà pianto e stridor di denti»(Mt. 13,49-50).
«Ma egli risponderà: In verità vi dico: Ogni
volta che non avete fatto queste cose ad uno di questi miei fratelli più
piccoli, non lavete fatto a me. E se ne andranno, questi al
supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt. 25,45-46).
«... mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre,
ove sarà pianto e stridor di denti» (Mt. 8, 12).
«Allora il re ordinò ai servi: legatelo mani e piedi
e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridor
di denti» (Mt. 22,13).
«E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là
sarà pianto e stridor di denti» (Mt. 25,30).
«... lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte
che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridor
di denti» (Mt. 24,51).
«Allontanatevi da me voi tutti operatori di iniquità! Là
sarà pianto e stridor di denti...» (Lc. 13,27-28).
Dallesame di tali espressioni la Chiesa insegna che lInferno
è un modo di essere (uno stato) infelice e doloroso nel quale si
trovano le anime di coloro che muoiono in peccato mortale.
La Chiesa ha sempre insegnato queste verità di fede: lInferno
esiste, è eterno ed è riservato per coloro che muoiono in
peccato mortale. (cfr. Il Simbolo Atanasiano, il Conc. Costantinopolitano
II, il Conc. Lateranense IV, il Conc. di Lione II, la Costituzione Dogmatica
di Benedetto XII, il Conc. Fiorentino e il Conc. Tridentino).
Ricordiamo quanto dicono alcuni di questi importanti documenti.
Il Simbolo Atanasiano afferma: «I cattivi andranno nel fuoco eterno».
Il Conc. Lateranense IV (1215), Cap. 10: «I dannati riceveranno
insieme con il diavolo una pena che dura per sempre».
Il Papa Benedetto XII, nella sua Costituzione Dogmatica «Benedictus
Deus» (1336), dice: «Definiamo inoltre che, secondo la disposizione
generale di Dio, le anime di coloro che muoiono colpevoli di peccato mortale,
subito dopo la morte, discendono allinferno per subirvi le pene
infernali» (Denz. 1002).
3) Qual'è la natura delle pene dellinferno?
Non la conosciamo con esattezza, perché non ci è stata rivelata
espressamente. Gesù Cristo ha, sì, parlato di fuoco, ma
non si conosce la sua natura né come possa recare dolore allanima,
senza il corpo, fino al giudizio universale.
Sappiamo solo:
a) che nellInferno ci sarà, come dice Gesù, pianto
e stridor di denti; ora chi piange e chi stride i denti soffre tremendamente;
b) che le pene infernali dureranno per tutta leternità, senza
mai finire; questa è anche una verità di fede;
c) che la misura della punizione è diversa per i singoli dannati
a seconda del grado della loro colpa, come dice il Conc. di Lione 11(1274)
e il Conc. di Firenze (1438-1445).
I teologi, circa la natura delle pene dellinferno, considerano una
duplice pena: la pena del danno e la pena del senso.
La pena del danno consiste nella privazione della visione beatifica di
Dio.
La pena del senso consiste nelle sofferenze provate nel proprio essere.
in conclusione dobbiamo credere per verità di fede:
1 -Che lInferno esiste.
2 - Che è riservato a chi muore in peccato mortale.
3 - Che le pene dellInferno dureranno per sempre.
4) Chi andrà allinferno?
Secondo linsegnamento della Chiesa lInferno è riservato
a coloro che muoiono in peccato mortale, cioè a coloro che trasgrediscono
in forma grave, con piena avvertenza della mente e deliberato consenso
della volontà, qualche comandamento di Dio.
La Chiesa ha ricavato tale dottrina certa dalle espressioni della Sacra
Scrittura in proposito. Esaminiamone alcune.
«Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo a ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi
non crederà sarà condannato...»(Mc. 16, 15-16).
«Chi crede in Lui non è condannato; ma chi non crede è
già condannato, perché non ha creduto nel nome dellUnigenito
Figlio di Dio» (Gv. 3,18).
«Chi crede nel Figlio ha la vita eterna, ma chi rifiuta di credere
nel Figlio non vedrà la vita; anzi sopra di lui rimane sospesa
lira di Dio» (Gv. 3,36).
«... Chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anchio
lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli»
(Mt. 10,33).
«... Gli dissero allora: Che cosa dobbiamo fare per compiere
le opere di Dio? Gesù rispose: Questa è lopera
di Dio: credere in Colui che egli ha mandato»(Gv. 6,28-29).
«Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie
con me disperde» (Lc. 11,23).
«Chi non onora il Figlio non onora il Padre che Io ha mandato. In
verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede
in Colui che mi ha mandato, ha la vita eterna, non va in giudizio, ma
passa da morte a vita» (Gv. 5,23-24).
«Chi è il bugiardo, se non chi dice che Gesù non è
il Cristo? Costui è lanticristo che nega il Padre e il Figlio.
Chi nega il Figlio non possiede nemmeno il Padre; chi, invece, confessa
il Figlio possiede pure il Padre» (lGv. 2,22-23).
«Se tu vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti. Quali?
il giovane domandò. Gesù rispose:
Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare
il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo come te stesso»
(Mt. 19,17-20).
«Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità,
dissolutezza, idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse,
discordie, divisioni, invidie, ubriachezze, gozzoviglie e cose simili.
Riguardo ad esse vi avverto, come vi ho già ammonito: coloro che
fanno tali cose non avranno in eredità il regno di Dio» (Gal.
5,19).
«Non chiunque mi dice: Signore! Signore! entrerà
nel regno dei cieli; ma colui che fa la volontà del Padre mio,
che è nei cieli» (Mt. 7,21).
Da queste e da tante altre espressioni simili si desume che, per ottenere
la salvezza dellanima, è necessario credere nella divinità
di Gesù Cristo e osservare i suoi comandamenti.
Il Signore, inoltre, non si accontenta di parole o di sentimenti, vuole
le opere: «Se mi amate, osservate i miei comandamenti. (Gv. 14,15).
È opportuno, anche, ricordare qui, quanto la Chiesa ha sempre insegnato
e ha recentemente ribadito nel Concilio Vaticano II:
«Dio stesso non è lontano dagli altri che cercano un Dio
ignoto nelle ombre e nelle immagini, poiché egli dà a tutti
vita e respiro e ogni cosa (cfr. Atti 17,25- 28), e, come Salvatore, vuole
che tutti gli uomini siano salvi (cfr. lTm. 2,4). Infatti, quelli che
senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia
cercano sinceramente Dio, e con laiuto della grazia si sforzano
di compiere con le opere la volontà di Dio conosciuta attraverso
il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né
la Divina Provvidenza nega gli aiuti necessari per la salvezza a coloro
che, senza colpa da parte loro, non sono ancora arrivati ad una conoscenza
esplicita di Dio, e si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre
una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero
si trova in loro, è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione
al Vangelo, e come dato da Colui che illumina ogni uomo, affinché
abbia finalmente la vita» (Conc. Vat. II, Lumen Gentium, n. 16).
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