CHE COS'E' L'INFERNO

Oggi ci sono tanti che non credono all’Inferno perché lo credono incompatibile con la bontà di Dio. Ebbene facciamo qualche riflessione.


Dio non voleva l’inferno
Nella preghiera del «Padre Nostro», insegnata da Gesù agli Apostoli, noi chiediamo a Dio che sia fatta la volontà sua, che è volontà d’amore. Ora se fosse stata fatta la sua volontà, tutta quanta la sua volontà, l’Inferno certamente non ci sarebbe stato, perché Dio, Amore Infinito, vuole soltanto la felicità delle sue creature angeliche e umane, che dotò del dono straordinario della libertà.
Se Satana con i suoi angeli, invece di ribellarsi a Dio, avesse fatto la sua volontà, l’Inferno non ci sarebbe stato. Quindi la responsabilità dell’esistenza dèll’Inferno non si può attribuire alla volontà divina.
Se Adamo, capostipite dell’umanità, non si fosse ribellato a Dio, ma avesse fatta la sua volontà, non ci sarebbero sulla terra dolori e morte, come ci dice la Sacra Scrittura (Sap. 1,13 e 2,24): «La morte non è opera di Dio, né Egli gioisce che i vivi debbano morire... Dio ha creato l’uomo per l’immortalità, ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo» (che riuscì a sedurre Eva e Adamo facendoli ribellare a Dio). Ora se la morte fisica dell’uomo è contro la volontà di Dio, a maggior ragione è contro la sua volontà e la «seconda morte (Ap. 21,8)» cioè la morte spirituale che è l’inferno.
Per capire meglio fino a qual punto Dio non vuole l’Inferno, basta pensare a Gesù Crocifisso, il quale aveva affermato (Giov. 4,34): «Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato a compiere la sua opera». Ora se l’Inferno fosse voluto dal Padre, Gesù Cristo non si sarebbe sacrificato sulla croce proprio per chiudere davanti a noi la porta dell’Inferno e per riaprirci quella del Paradiso.
Dio, Amore Eterno e Infinito, ci ha creati — come ci dice il Catechismo — per conoscerlo, amarlo, servirlo in questa vita e per goderlo poi nell’altra, in Paradiso. Quindi non ci ha creati per l’Inferno.
Dio è Amore, mentre l’Inferno è odio, è la negazione dell’amore, perciò Dio non può averlo voluto per ché non può rinnegare se stesso: Amore eterno e infinito. Di conseguenza l’Inferno viene da ciò che si oppone alla volontà di Dio: il peccato degli Angeli e degli uomini ribelli.
Tra il peccato del demonio, però, e quello dell’uomo c’è una differenza enorme. La ribellione dell’uomo (composto di spirito e corpo) partecipa dell’instabilità della nostra condizione terrena, molto influenzabile da falsi beni: oggi offendiamo Dio, domani ci pentiamo e ritorniamo a Lui, proprio perché ci troviamo nella flui dità del tempo.
L’angelo invece (puro spirito senza corpo) non è soggetto a mutabilità. La scelta della sua volontà è immutabile, irrevocabile: Satana ha scelto la ribellione a Dio, egli non si pentirà mai del suo peccato.
Quello che è accaduto all’angelo ribelle accadrà purtroppo anche all’umo che si ostina nel suo peccato fino all’ultimo istante della sua vita terrena, perché, uscito con la morte, dalla mutevolezza del tempo, entrerà nell’immutabilità eterna.
Perciò l’Inferno è conseguenza esclusiva dell’opposizione definitiva alla volontà divina, generatrice di pace e felicità eterna. Per questo il Santo Curato d’Ars, San Giovanni Viannej, diceva: «Non è Dio a dannarci, siamo noi con i nostri peccati. I dannati non accusano Dio, ma accusano se stessi».
Dio vuole salvare tutti (1 Tim. 2,4): «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità». Però, avendoci dato il dono della libertà, vuole la nostra collaborazione. Dio vuole che il peccatore si converta e si salvi, per cui lo chiama e richiama continuamente per fargli lasciare il peccato e arricchirlo della sua grazia. Ma se il peccatore, fino all’ultimo istante della sua vita terrena, disprezza, rifiuta la misericordia di Dio, che l’invita al pentimento, e rimane ostinato nel suo peccato, andando all’Inferno, di chi è la colpa? Di Dio o del peccatore? Evidentemente del peccatore.
Un giorno Gesù, dopo aver mostrato l’Inferno a Suor Benigna Ferrero, anima mistica morta in concetto di santità, le diceva: « Vedi, Benigna, quel fuoco!... Sopra a quell’abisso io ho steso, come un reticolato, i figli della mia misericordia, perché le anime non vi cadano dentro. Quelle però che si vogliono dannare, vanno lì per aprire con le proprie mani quei fili e cadere dentro e una volta che vi sono dentro neppure la mia bontà le può salvare. Queste anime sono inseguite dalla mia misericordia molto più di quanto sia inseguito un malfattore dalla polizia, ma esse sfuggono alla mia misericordia!».


Esistenza dell’inferno
A - La Sacra Scrittura al riguardo è categorica. Qualche citazione.
1) Nel Giudizio Universale, Gesù Cristo (Mat. 25,41 e 46) dirà ai cattivi: « Via da me, maledetti, nel fuoco eterno (cioè l’Inferno) preparato per il diavolo e i suoi angeli.., ed essi andranno al supplizio eterno».
2) In Mat. 10,28, Gesù dice: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto Colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna (cioè l’Inferno)».
«Geenna o Gehenna» è voce composta da «ghe = valle» ed «Hennon» = nome del padrone di una valle ai piedi del Sion e dell’Ofel, presso Gerusalemme, nella quale gli ebrei, caduti nell’idolatria, offrivano i loro figli a Molok, falsa divinità sacrificandoli nel fuoco. Il re Giosia, tolta via quell’orribile superstizione idolatrica, per rendere il luogo più abbominevole, ordinò che vi fossero gettate le immondizie della città ed anche i cadaveri dei giustiziati, che dovevano rimanere insepolti. Per distruggere i miasmi, vi si manteneva quasi sempre il fuoco acceso. Questo fatto diede a Gesù l’oc casione di prendere la Geenna come immagine dell’Inferno.
3) 5. Paolo (1 Cor. 6,9-10) dice: «Non illudetevi: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti (omosessuali e lesbiche), né ladri, nè avari, nè ubbriaconi, né maldicenti, né rapaci, erediteranno il regno di Dio (cioè il Paradiso);
4)
In Gal. 5,19-21, l’Apostolo continua l’elenco:
«fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizia, lite, gelosia, ire, ambizioni, discordie, divisioni, invidie, ubriachezze, orgie, e opere simili a queste: coloro che compiono tali opere non erediteranno il Regno di Dio (cioè il Paradiso)».

B - Insegnamento della Chiesa
1)
I Concilii che hanno trattato la verità dell’esistenza dell’Inferno sono: il Concilio di Valenza, il IV Concilio Lateranense, iii e il Il Concilio di Lione, il Concilio di Firenze. Quest’ultimo, per esempio, afferma solennemente: «Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, vanno all’inferno».
2)
Nei Concilio Vaticano II, (Costituzione «Lumen Gentium», cap. 7, n. 48 d) s’insegna la necessità di una costante vigilanza perché «non ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti... Noi tutti compariremo davanti al tribunale di Cristo, per rispondere ciascuno della sua vita mortale.., e alla fine del mondo “risorgeranno, chi ha operato il bene a resurrezione di vita, e chi ha operato il male a resurrezione di condanna (cioè all’Inferno).
3)
Il Catechismo di S. Pio X, alle domande 103 e 104, risponde: «E certo che esistono il Paradiso e l’inferno. Lo ha rivelato Dio, promettendo, spesse volte, ai buoni l’eterna vita e il suo stesso gaudio, e minacciando ai cattivi la pardizione e il fuoco eterno».
4)
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1034 e 1035, dice: «Gesù parla ripetutamente del fuoco inestinguibile che è riservato a chi, fino alla fine della vita, rifiuta di credere e di convertirsi. La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, il fuoco eterno. La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita, e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira».

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