|
NORME CANONICHE DA OSSERVARE CON CHI VIENE ESORCIZZATO
DAL DEMONIO
1. Il sacerdote che si appresta a esorcizzare persone tormentate dal
demonio deve essere munito di speciale ed espressa autorizzazione dell'Ordinario
e deve essere fornito di pietà, prudenza, integrità di vita;
confidando non nel suo potere, ma in quello divino; sia distaccato da
ogni cupidigia dei beni umani, per poter compiere il suo compito religioso
mosso da costante carità e umiltà. Deve inoltre essere di
età matura e degno di rispetto non solo per l'incarico, ma per
la serietà dei costumi.
2. Perciò per poter adempiere rettamente al suo ufficio, si sforzi
di conoscere molti altri documenti utili al suo compito, scritti da provati
autori e che qui, per brevità, non indichiamo, e si valga dell'esperienza;
inoltre deve osservare diligentemente queste poche norme, particolarmente
necessarie.
3. Prima di tutto non creda facilmente che qualcuno sia posseduto dal
demonio; a tale scopo sia bene a conoscenza di quei sintomi da cui si
distingue un posseduto da coloro che sono affetti da una qualche malattia,
soprattutto psichica. Possono essere segni della presenza del demonio:
parlare correttamente lingue sconosciute o capire chi le parla; conoscere
fatti distanti o nascosti; dimostrare di avere delle forze superiori all'età
e alla naturale condizione; e altri fenomeni di questo genere che più
sono numerosi e più sono indicativi.
4. Per acquistare una maggiore conoscenza dello stato della persona, dopo
uno o due esorcismi, egli interroghi il posseduto su quanto ha percepito
nella mente o nel corpo; per conoscere anche a quali parole i demoni si
siano maggiormente turbati, per insistervi e ripeterle con più
frequenza in seguito.[E' risaputo che i demoni sono tormentati in modo
particolare dall'invocazione dell'Incarnazione, Passione e Morte in Croce
del Signore, per i seguenti motivi: 1) esse hanno liberato l'uomo dalla
schiavitù satanica; 2) ricordano ai diavoli l'infinita umiltà
di Dio, di contro alla loro irredimibile superbia (vedi Metapsicologia);
a detta di don Amorth, inoltre, gli spiriti immondi sarebbero molto afflitti
dall'invocazione della Beata Semprevergine Maria, perchè: 1) fu
costituita da Dio quale futura avversaria del Serpente, a cui avrebbe
schiacciato la testa (Gn 3, 15); 2) Ha dato carne al Redentore del mondo;
3) Essendo stata preservata dal peccato e assunta in Cielo, è il
modello e "l'anticipo" di tutti i credenti, e dunque pieno fallimento
di Satana; n.d.r.]
5. Si renda conto di quali artifici e inganni usino i demoni per fuorviare
l'esorcista: infatti sono soliti rispondere con menzogne; si manifestano
difficilmente affinchè l'esorcista, ormai stanco, ci rinunci; oppure
il colpito si finge malato e non posseduto dal demonio.
6. Talvolta i demoni, dopo essersi manifestati, si nascondono e lasciano
il corpo libero da ogni molestia, così che il colpito crede di
essere totalmente liberato. Ma l'esorcista non cessi finchè non
vede i segni della liberazione.
7. Talvolta poi i demoni pongono in atto tutti gli impedimenti che possono
perchè il malato non si sottoponga agli esorcismi, o si sforzano
di convincere che si tratta di una malattia naturale; qualche volta, durante
l'esorcismo, fanno sì che il malato dorma e gli mostrano una qualche
visione, nascondendo se stessi, perchè sembri che il malato sia
liberato.
8. Alcuni dichiarano di aver ricevuto un maleficio, dichiarando anche
da chi è stato fatto e in che modo vada distrutto. Ma si stia attenti
che per questo non ci si rivolga a maghi, o a indovini o ad altri, anzichè
ricorrere ai ministri della Chiesa; che non si ricorra a nessuna forma
di superstizione o ad altri mezzi illeciti.
9. Altre volte il demonio permette che l'infermo riposi e riceva la Santissima
Eucaristia, perchè sembri che se ne sia andato. Inoltre sono innumerevoli
gli artifici e le frodi del demonio per ingannare l'uomo; per non lasciarsi
imbrogliare da questi modi l'esorcista deve essere molto prudente.
10. Perciò l'esorcista, memore di quanto ha detto il Signore, che
certo genere di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno
(Matteo 17,21), si sforzi di fare uso di questi due potentissimi rimedi
per impetrare l'aiuto divino ed espellere i demoni, secondo l'esempio
dei Santi Padri, in quanto gli è possibile, o personalmente o incaricandone
altri.
11. I posseduti vengano esorcizzati in chiesa, se si può fare comodamente,
o in un altro locale religioso e conveniente, lontano dalle folle. Ma
se il posseduto è ammalato, o per altro giusto motivo, si può
compiere l'esorcismo anche in casa.
12. Venga avvisato il posseduto, se è in grado fisicamente e mentalmente
di farlo, di pregare a suo vantaggio, di digiunare, di ricevere spesso
la confessione e la comunione a suo sostegno, secondo il consiglio del
sacerdote. E mentre viene esorcizzato, che stia raccolto, che si rivolga
a Dio con ferma fede per chiedergli la salute con tutta umiltà.
E mentre viene maggiormente tormentato, sopporti con pazienza, senza mai
dubitare dell'aiuto di Dio.
13. Abbia il Crocifisso nelle mani o in vista. Anche le reliquie dei Santi,
quando si possono avere; tenute con sicurezza e avvolte convenientemente,
possono essere poste con riverenza sul petto o sul capo del posseduto.
Ma si stia attenti che gli oggetti sacri non vengano trattati in modo
indegno o possano subire danno dal demonio. Non si ponga la santissima
Eucaristia sul capo del posseduto o su altra parte del suo corpo, per
il pericolo di irriverenza.
14. L'esorcista non si perda in molte parole, né in domande superflue
o di curiosità, soprattutto riguardo a fatti futuri o nascosti,
che non si addicono al suo ufficio [e che lo assimilirebbero ad un indovino
o a un negromante; n.d.r]. Ma imponga allo spirito immondo di tacere e
di rispondere solo alle sue domande; e neppure gli creda se il demonio
finge di essere l'anima di un qualche Santo, o di un defunto, o di un
Angelo buono.
15. Le domande necessarie da farsi sono, ad esempio, quelle sul numero
e sui nomi degli spiriti presenti, sul tempo in cui sono entrati, sulla
causa della possessione, e altre simili. Quanto alle altre futilità
del demonio, il riso, le inezie, l'esorcista le tronchi o le disprezzi;
e ammonisca i presenti, che debbono essere pochi, di non farne caso e
di non rivolgere domande al posseduto; ma piuttosto di pregare Dio per
lui, con umiltà ed insistenza.
16. Gli esorcismi vanno detti o letti comandando con autorità,
con grande fede, umiltà e fervore; e quando ci si accorge che lo
spirito è più tormentato, allora si insista e lo si incalzi
con più forza. Qualora ci si accorga che il posseduto soffre in
qualche parte del corpo, o è colpito, o compare in qualche parte
un bubbone, vi si faccia il segno della croce e si asperga con acqua benedetta,
che si deve sempre avere pronta.
17. L'esorcista osservi anche a quali parole i demoni tremano di più
[vedi nota al punto 4; n.d.r.], e le ripeta più volte; e quando
giunge al comando, lo ripeta spesso, aumentando sempre la punizione. Se
poi nota un progresso, conitnui per due, tre, quattro ore, e più
che può, fino a conseguire il successo.
18. Si guardi inoltre l'esorcista dal somministrare o consigliare una
qualsiasi medicina, ma lasci ai medici questo compito.
19. Esorcizzando una donna, sia sempre presente qualche persona fidata,
che tenga stretta la posseduta mentre viene agitata dal demonio; se è
possibile, queste persone siano della famiglia della posseduta. Inoltre
l'esorcista, geloso della delicatezza, si guardi bene dal dire o fare
qualsiasi cosa che possa essere per lui o per gli altri occasione di cattivi
pensieri.
20. Durante l'esorcismo, usi di preferenza le parole della S. Scrittura,
anzichè quelle proprie o di altri. E imponga al demonio di dire
se è entrato in quel corpo in seguito a magia, o a segni malefici,
o a cose maleficiate che il posseduto ha mangiato; in questo caso le vomiti;
se invece ci si è serviti di cose esterne alla persona, dica dove
sono e, dopo averle trovate, si brucino. Si avverta il posseduto di rivelare
all'esorcista le tentazioni a cui viene soggetto.
21. Se poi il posseduto venisse liberato, lo si ammonisca con cura di
guardarsi dal peccato per non offrire al demonio l'occasione di ritornare;
in questo caso la sua condizione potrebbe diventare peggiore di quella
di prima della liberazione.
(can. 1172 segg. del Diritto Canonico).
Fonte: http://www.verginedegliultimitempi.com/
|